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Appunti da un corso di scrittura – prima puntata

10 aprile 2012 Nessun Commento

Due annetti fa un esponente della cricca frequentò un corso di scrittura, un po’ per curiosità un po’ perché aveva bisogno di sgranchirsi mani e idee in vista dell’ennesimo (coraggioso) tentativo letterario.
Forse vorrai sapere di quale corso si trattò e se servì al nostro impavido compagno, ma ti diremo solo che… bè che non ce lo perdoneremmo mai se contribuissimo ad alimentare i soliti stantii luoghi comuni quindi non daremo né nomi né giudizi, ma per dovere di cronaca eccoti una serie di domande e risposte che potrebbero tornarti utili.

Photo by ailatan

D: È stato utile il corso?
R: Dipende da che cosa si intende per utile: mi ha offerto molti spunti di riflessione, ma ahimé il mio (coraggioso) tentativo letterario non è mai decollato. Con questo intendo che è stato un corso valido, ma è bene non illudersi di essersi trasformati in scrittori dopo averlo frequentato: ne entri scribacchino e ne esci (quasi sempre) scribacchino.

D: Allora a che pro spendere soldi per ricevere qualche dritta che potresti trovare in un qualunque manuale di scrittura?
R: Per il confronto, senza ombra di dubbio. A tu per tu con altri aspiranti scrittori (o scribacchini senior) sei costretto a metterti in gioco e non è poco!
Se poi l’esperienza valga il costo non so, ognuno giudica in modo diverso l’utilità di quello che vive. Io tornassi indietro lo rifarei.

D: Altro da dichiarare?
R: Sì, l’insegnante sta ancora aspettando il mio racconto rivisto e infiocchettato. Temo di essere finito nel libro nero degli scribacchini senza speranza, ma vabbè… non si dice forse che finché c’è vita c’è speranza?!

Dagli appunti del nostro compagno (che abbandona i racconti a metà, ma nel prendere appunti è un maestro incompreso) abbiamo selezionato alcune chicche che vogliamo condividere con te.

  • Tutto quello che facciamo racconta di noi, così come quello che scriviamo. Tutti i mondi dicono qualcosa di chi li ha immaginati. Il punto focale è riuscire a trasformare qualcosa di nostro in qualcosa che sia interessante anche per gli altri.
  • È necessario “far sentire” la storia, coinvolgere il lettore attraverso:
    - uno sfondo epocale, un contesto storico che tutti conoscono ed è quindi familiare
    - l’invenzione di un “io fittizio” tramite la manipolazione dell’io come se fosse materia plasmabile. Si mette in scena l’evento che viene trasfigurato attraverso il linguaggio.
    Linguaggio e pagina hanno dei codici, delle leggi: è necessario il distacco per trasfigurare la propria scena.
  • Attraverso il distacco l’autore si pone un limite nel raccontare: il senso del limite ha a che fare con la capacità di scelta e selezione (saper individuare solo ciò che è necessario).
  • Il racconto è un’unità in cui personaggi e azioni si influenzano reciprocamente. Compresenza personaggio e azione: il personaggio compie un’azione che a sua volta agisce sul personaggio.
  • Domande sul personaggio: chi è il personaggio? Cosa gli accade? Come quello che gli accade lo cambierà?
    I personaggi: nel racconto di solito sono tratteggiati con un tratto necessario. L’essenza di un personaggio è trovare l’elemento fondamentale che lo caratterizza.
  • L’attivazione della memoria è fondamentale per scrivere: è un magazzino da cui si estraggono storie spezzettate. In seguito i fatti della memoria sono uniti attraverso l’immaginazione.
    Le nostre esperienze non sono organizzate: la storia che ne deriva è disorganizzata e ha bisogno di un ordine per essere raccontata.
  • Ellissi narrativa: figura retorica che consente di omettere una parte della frase quando viene sottintesa.
    In un racconto è possibile omettere qualcosa perché è perfettamente sottintesa. Gli elementi ridondanti vengono omessi perché non cambiano la dinamica della storia.
    L’inferenza temporale copre ciò che viene omesso.
    L’ellissi può essere sia spaziale sia temporale.
  • Prolessi e analessi (flashback e flashforward): insieme all’ellissi strutturano la storia.
    L’arte del narrare è selettiva. Tutto ciò che c’è deve creare movimento, deve portare avanti la storia. È quindi fondamentale capire cosa è necessario e cosa non lo è. Lo scrittore deve allenarsi a sentire quello che va e quello che è inutile.

Alla prossima puntata!

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