Come affrontare il rifiuto

Nov 18, 2013 • Pillole di scrittura creativa • Views: 1394

La via dello scrittore è lastricata di rifiuti. Qualche esempio?

  • Sylvia Plath: There certainly isn’t enough genuine talent for us to take notice.
  • Rudyard Kipling: I’m sorry Mr. Kipling, but you just don’t know how to use the English language.
  • Emily Dickinson: [Your poems] are quite as remarkable for defects as for beauties and are generally devoid of true poetical qualities.
  • Ernest Hemingway (on The Torrents of Spring): It would be extremely rotten taste, to say nothing of being horribly cruel, should we want to publish it.
  • Dr. Seuss: Too different from other juveniles on the market to warrant its selling.
  • The Diary of Anne Frank: The girl doesn’t, it seems to me, have a special perception or feeling which would lift that book above the ‘curiosity’ level. The book received 16 rejections
  • Richard Bach (on Jonathan Livingston Seagull): will never make it as a paperback. (Over 7.25 million copies sold)
  • H.G. Wells (on The War of the Worlds): An endless nightmare. I do not believe it would “take”…I think the verdict would be ‘Oh don’t read that horrid book’. And (on The Time Machine): It is not interesting enough for the general reader and not thorough enough for the scientific reader.
  • Edgar Allan Poe: Readers in this country have a decided and strong preference for works in which a single and connected story occupies the entire volume.
  • Herman Melville (on Moby Dick): We regret to say that our united opinion is entirely against the book as we do not think it would be at all suitable for the Juvenile Market in [England]. It is very long, rather old-fashioned…
  • Jack London: [Your book is] forbidding and depressing.
  • William Faulkner: If the book had a plot and structure, we might suggest shortening and revisions, but it is so diffuse that I don’t think this would be of any use. My chief objection is that you don’t have any story to tell. And two years later: Good God, I can’t publish this!
  • Stephen King (on Carrie): We are not interested in science fiction which deals with negative utopias. They do not sell.
  • Joseph Heller (on Catch–22): I haven’t really the foggiest idea about what the man is trying to say… Apparently the author intends it to be funny – possibly even satire – but it is really not funny on any intellectual level … From your long publishing experience you will know that it is less disastrous to turn down a work of genius than to turn down talented mediocrities.
  • George Orwell (on Animal Farm): It is impossible to sell animal stories in the USA.
  • Oscar Wilde (on Lady Windermere’s Fan): My dear sir, I have read your manuscript. Oh, my dear sir.
  • Vladimir Nabokov (on Lolita): … overwhelmingly nauseating, even to an enlightened Freudian … the whole thing is an unsure cross between hideous reality and improbable fantasy. It often becomes a wild neurotic daydream … I recommend that it be buried under a stone for a thousand years.
  • The Tale of Peter Rabbit was turned down so many times, Beatrix Potter initially self-published it.
  • Lust for Life by Irving Stone was rejected 16 times, but found a publisher and went on to sell about 25 million copies.
  • John Grisham’s first novel was rejected 25 times.
  • Jack Canfield and Mark Victor Hansen (Chicken Soup for the Soul) received 134 rejections.
  • Robert Pirsig (Zen and the Art of Motorcycle Maintenance) received 121 rejections.
  • Gertrude Stein spent 22 years submitting before getting a single poem accepted.
  • Judy Blume, beloved by children everywhere, received rejections for two straight years.
  • A Wrinkle in Time by Madeline L’Engle received 26 rejections.
  • Frank Herbert’s Dune was rejected 20 times.
  • Carrie by Stephen King received 30 rejections.
  • Harry Potter and The Philosopher’s Stone by J.K. Rolling was rejected 12 times.
  • Dr. Seuss received 27 rejection letters

Via Booklover

Ok, non facciamo di tutta l’erba un fascio. Ci sono motivi e motivi per cui un autore o un suo libro può non incontrare subito il favore di un editore, ma il punto che vorremmo mostrarti è un altro: tutti, anche i migliori, anche quelli che ammiriamo e riteniamo “perfetti” non lo sono, non lo sono mai stati e un fallimento non è una pietra tombale.

Quando si inciampa, in un sasso o in uno sgambetto, si cade a terra, ci si fa male, si piagnucola un po’ o si lanciano maledizioni, ma poi inevitabilmente ci si rialza e si va avanti. Come prima? Assolutamente no perché il ginocchio è sbucciato, la mano è ammaccata, magari ci siamo anche presi una storta, ma pur con tutto quello che comporta una caduta si ritorna sempre in piedi. Fa male, sì, ma è sopportabile e, soprattutto, non è per sempre.
Eccoti altri esempi di fallimenti famosi anche se non strettamente letterari. 😉


Via Thetaoofdana.com

Questa bella lista di fallimenti non siamo andati a scovarla per farti deprimere o per farti credere che, nonostante tutto, anche tu sei un genio circondato da bifolchi. In realtà, nessuno può sapere quanto vali, solo tu. Forse sei un bravo scrittore e forse no, ma se non ti metti alla prova di certo non lo saprai mai. In particolare, poi, se hai paura di sbagliare e fallire, bè, sei fritto. O meglio sei fritto se la paura ti attanaglia, ti tiene per la gola e ti impedisce qualunque tentativo. Sbagliare è fondamentale, fallire è una delle lezioni che la vita ha in serbo per i più coraggiosi di noi.

Al di là del fallimento iniziale, sai cosa unisce tutti gli esempi di cui hai letto sopra? Forse il talento innato? O la caparbietà e perseveranza? No, nessuna delle due dato che un talento di per sé non garantisce alcun successo, così come la caparbietà fine a stessa. Però una cosa che li accomuna c’è: l’intuizione.
Dentro di loro hanno sentito l’autenticità e la forza della loro opera. Non si trattava solo di loro, del loro successo personale (alcuni lo chiamano ego tanto per capirci), ma di quanto si sentivano chiamati a fare.
Accogliere la chiamata dentro di sé e tradurla in un’opera – che sia attraverso la scrittura, lo sport, l’animazione, la fisica o qualunque altra attività verso cui ci sentiamo attirati – è questo che fa la differenza tra un’opera di cui nessuno sente il bisogno e un’opera che risuonerà in tante altre persone.

Per questo è inutile aver paura del rifiuto o di fallire. Più utile è guardarsi dentro, esercitarsi per affinare la propria tecnica, esplorare il mondo dentro e fuori di noi e poi aver fiducia nel processo.

Barbara Winters, nel suo blog Buon Viaggio, racconta di un altro bell’esempio di fallimento: lo sapevi che I concerti brandenburghesi, una delle più famose composizioni di Bach, inaugurò la sua venuta al mondo con un cocente fallimento per il suo autore? I concerti, infatti, furono scritti per un’audizione che Bach sperava di vincere a Brandeburgo e che, invece, perse.

Sappiamo tutti come si deve essere sentito Bach in quel momento della sua vita: l’ultima cosa che poteva immaginare era il successo che lo attendeva dietro l’angolo. Che cosa sarebbe successo se si fosse depresso a tal punto da decidere di gettare la spugna e chiudere I concerti nel cassetto della sua scrivania? Come ci ricorda Winters, troppo persone pensano che il successo entri solo da una porta, quella che loro si sono immaginati, e finiscono quindi per precludersi altre possibili vie. In un certo senso è come chiedere a qualcuno di ballare e dopo aver incassato il suo rifiuto decidere che nessun altro in sala vuol ballare con noi. In una stanza di 30, 50, 100, 1000 persone – persone di cui non sappiamo niente – ci fermiamo al primo rifiuto e soffochiamo il nostro desiderio di ballare per tutta la serata. Non ti sembra un po’ folle?

Tanti sono i motivi per cui possiamo aver ricevuto i nostri primi rifiuti, dice Winters. Forse i tempi non erano giusti, o forse avevamo bisogno di più esperienza che ci aiutasse a migliorare, o non siamo ancora riusciti a trovare la persona “giusta”. Insomma, dipende da noi, ma non esclusivamente da noi.
Ed infine, nel caso non ti sia ancora convinto, un consiglio dalla scrittrice Barbara Kingsolver:

Don’t consider your returned manuscript rejected. Consider that you’ve addressed it, ‘To the editor who can appreciate my work,’ and it simply came back stamped, ‘Not at this address.’ Just keep looking for the right address.

Buona scrittura, sempre!

Photo by seemakk

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2 Responses to Come affrontare il rifiuto

  1. Enzo ha detto:

    L’importante non sta nell’evitare di cadere, ma sta nella capacità di sapersi rialzare.”

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